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Da circa un mese gli Stati Uniti hanno posizionato varie navi militari al largo del Venezuela, sostenendo che servano a contrastare il traffico di droga diretto verso di loro. Per due volte, il 2 e il 15 settembre, l’esercito statunitense ha anche attaccato due piccole barche venezuelane, accusandole di stare trasportando della droga verso gli Stati Uniti e uccidendo 14 persone che erano a bordo: sono operazioni militari parecchio inusuali e ritenute illegali da vari esperti.

Tutto questo sta allarmando molto il presidente venezuelano Nicolás Maduro, secondo cui gli attacchi farebbero parte di un piano più ampio degli Stati Uniti per attaccare e potenzialmente invadere il paese.

Maduro ha detto che gli Stati Uniti vogliono provocare un qualche incidente con le forze di sicurezza venezuelane, in modo da giustificare «l’invasione e l’occupazione» del Venezuela e rovesciare il suo governo. In una recente conferenza stampa ha aggiunto che finora ha evitato di rispondere a quella che lui ha definito «un’aggressione» da parte degli Stati Uniti, per non dare loro un possibile pretesto per un attacco.

Nel frattempo dice di aver mobilitato milizie composte da milioni di soldati e civili, per preparare una possibile resistenza (i numeri sono impossibili da verificare, ma ritenuti poco realistici). Sono più che altro annunci e azioni di propaganda, anche perché le persone mobilitate sono poco addestrate e male armate, come si capisce anche guardando i video condivisi dallo stesso Maduro.