Arrivano davanti alle coste del Venezuela le navi inviate da Donald Trump, proprio mentre il dittatore venezuelano Maduro libera tredici prigionieri politici, tra cui due con cittadinanza italiana (non però Alberto Trentini, il cooperante arrestato nel novembre 2024 e di cui non si ha notizia). E le due cose potrebbero essere in qualche modo collegate. E dunque, sono 4.500 i marinai e 2.200 i marines che sono partiti dal porto di Norfolk, in Virginia, sulle navi da trasporto anfibio Uss San Antonio, Uss Fort Lauderdale e Uss Iwo Jima. Sono appoggiati dai cacciatorpediniere Uss Gravely, Uss Jason Dunham e Uss Sampson, da un sottomarino di attacco e da aerei da pattugliamento marittimo P-8 Poseidon. Uno spiegamento di forze motivato ufficialmente dalla lotta al narcotraffico (poi ci torniamo) e che di fatto mette pressione al regime di Caracas.

Tanto che Henrique Capriles Radonski, ex candidato presidenziale nonché maggior leader dell’opposizione che ha accettato di partecipare alle ultime politiche, ha annunciato proprio ieri la scarcerazione dei tredici detenuti politici. Tra questi, due sono anche in possesso della cittadinanza italiana, l’ex deputato Américo De Grazia e Margarita Assenzo. Sono tornati liberi insieme a Víctor Jurado, Simón Vargas, Arelis Ojeda Escalante, Mayra Castro, Diana Berrío, Gorka Carnevalli. Arresti domiciliari invece per Nabil Maalouf, Valentín Gutiérrez Pineda, Rafael Ramírez, Pedro Guanipa e David Barroso. Rafael Ramírez, in particolare, era il sindaco di Maracaibo, arrestato un anno fa assieme ad altri eletti e anche dipendenti del municipio: tra questi pure la Assenzo. Anche Nabil Maalouf era un sindaco, di Cabimas, anch’egli fermato nel 2024.