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28 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 8:05
A sedici anni dall’ultimo match di una lunga carriera, che lo ha visto campione del mondo in due sigle diverse, Michele Piccirillo si sente dimenticato dal mondo della boxe, che per trentasei anni è stato il suo. “Mi hanno completamente dimenticato – dice a ilfattoquotidiano.it – non ho mai avuto l’onore di parlare con la Federazione Pugilistica Italiana. Tempo fa uscì questa voce che io non volessi più stare in questo ambiente: è falso. Nessuno mi ha mai fatto una telefonata per chiedermi qualcosa, né i presidenti che nel frattempo si sono succeduti né i vari dirigenti”. Piccirillo ha voglia di sentire nuovamente l’odore delle palestre, dopo essere stato un protagonista del ring per decenni. La sua è stata una buona carriera da dilettante, che lo ha portato a partecipare ai Giochi Olimpici di Barcellona. Straordinaria invece quella da professionista, con un record di 50 vittorie e 5 sconfitte (quasi tutte all’estero). Ha conquistato il titolo italiano, il titolo europeo, il mondiale IBF e WBU (per un totale di dieci match titolati vinti). Il suo soprannome era “The Gentleman”, per come combatteva sul ring e il suo modo di fare fuori dal quadrato. “Forse sono stato troppo ‘gentleman’, ho sempre parlato poco. Ma ora lo dico: ho voglia di ritornare. Mi manca, sono passati tanti anni. Ho iniziato che avevo quattro anni, ero sovrappeso e dovevo dimagrire. Facevo due allenamenti al giorno, per 36 anni, feste comprese. Ora provo nostalgia, ma non è stato facile neanche all’inizio. La prima settimana è bella, ma poi ti manca. Puoi avere un tracollo anche a livello psicologico, è comune a tanti sport. Potrei fare tante cose, ma un rientro come pugile no, è molto pericoloso e non mi interessa. Sono contrario anche ai match di esibizione, quando non sei allenato e sei fermo da tempo”.









