“Voglio continuare a combattere per far tacere chi dubita di me. Voglio un’altra medaglia per contribuire a creare più opportunità per le donne nello sport". Imane Khelif in una intervista alla Gazzetta dello Sport ribadisce la volontà di proseguire con la boxe (dopo che il suo ex manager di fatto ne aveva annunciato il ritiro), anche se di fatto non combatte dalla finale olimpica di Parigi. Un torneo che, a partire dal match-non match contro l’azzurra Angela Carini, fece tanto discutere per le polemiche sulla sessualità dell’algerina.
Imane Khelif, l’ex manager: “Ha lasciato la boxe”. Lei smentisce: “Mai annunciato ritiro”
di Luigi Panella
"Le regole? Pressioni esterne rendono tutto poco chiaro”
E il rientro, che poteva esserci al torneo di Eindhoven, non è avvenuto in quanto la pugile non si è sottoposta a un test genetico introdotto dalla World Boxing, la nuova federazione dello sport mondiale che avrà il compito di gestire la boxe olimpica a Parigi. Ricordiamo che Khelif ha l’iperandrogenismo, che le causa livelli di testosterone più alti. “Rispetto le regole così come sono scritte. Ma quando pressioni esterne rendono il tutto non chiaro, diventa facile essere soggetti a decisioni improvvise e ingiuste”. Khelif conferma di non aver parlato con le atlete che a Parigi le sono state ostili (“Ma resto aperta al dialogo”) e pensa che il suo esempio possa essere utile per le altre donne: “Per le ingiustizie che talvolta subiscono a causa della discriminazione. La mia esperienza ha dimostrato che restare saldi e aggrapparsi alla verità può alla fine portare al successo”.












