Imane Khelif non solo non scende dal ring, ma è decisa a combattere anche in tribunale per difendere il suo diritto a farlo.

La pugile algerina intersex, campionessa olimpica a Parigi 2024, a inizio agosto ha impugnato davanti al Tas di Losanna il regolamento di World Boxing che prevede un test cromosomico di genere che stabilisca il sesso biologico per partecipare alle competizioni internazionali.

Il Tribunale arbitrale dello sport ha respinto la richiesta di sospendere l'esecutività della decisione di World Boxing fino all'udienza sul caso, la cui data non è ancora stata fissata. Questo rende di fatto impossibile per l'algerina essere ammessa, come sperava, ai Campionati del mondo di Liverpool, che inizieranno giovedì prossimo.

Solo una decina di giorni fa, si era creato un giallo sul futuro di Khelif, che ha dovuto smentire le dichiarazioni di un suo ex manager secondo cui avrebbe deciso di lasciare il pugilato. "Non ho mai annunciato il mio ritiro - ha scritto sui social -. Resto impegnata nella carriera, mi alleno in preparazione per i prossimi eventi".

Dopo le polemiche per la sua partecipazione alle Olimpiadi, con il caso del match contro l'azzurra Angela Carini e le accuse rivoltele dopo la conquista dell'oro, la campionessa olimpica non ha fatto altri incontri, perchè il rientro, previsto alla 'Eindhoven Box Cup', le è stato impedito dall'entrata in vigore del regolamento di World Boxing.