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Realizzare video utilizzando software di intelligenza artificiale è diventata un’operazione accessibile a chiunque: basta abbonarsi a una delle tante piattaforme text-to-video (come Sora di ChatGPT, Veo di Google o Runway), spesso a prezzi piuttosto contenuti, per trasformare una semplice descrizione testuale – detta prompt – in un filmato completo, con tanto di ambientazioni generate artificialmente e dialoghi recitati da voci sintetiche sincronizzate con i personaggi sullo schermo.

Finora le preoccupazioni relative a questi software hanno riguardato soprattutto la veridicità dei contenuti, perché alcuni video generati dall’intelligenza artificiale possono risultare così realistici da trarre in inganno chi ha poca dimestichezza con queste tecnologie o non è abituato a riconoscerne i difetti distintivi (tipo le imperfezioni nelle mani). Ultimamente sono emerse nuove preoccupazioni legate a un utilizzo diverso di questi software, che non vengono più impiegati soltanto per la creazione di video falsi, ma anche per manipolare e ritoccare contenuti originariamente autentici.

Se ne sta parlando in questi giorni per due motivi principali. Uno è una polemica nata attorno ad alcuni video promozionali condivisi dall’attore e rapper Will Smith, che sembravano voler spacciare per vera una folla che non aveva partecipato ai suoi concerti – la folla invece c’era davvero, ma era stata animata digitalmente. Il secondo motivo riguarda invece YouTube, che da qualche settimana ha introdotto un filtro che utilizza l’intelligenza artificiale per migliorare alcuni dettagli dei video caricati sulla piattaforma o ottenere ombre più definite, contorni più netti e una chiarezza dell’immagine amplificata.