«È tutto finito». Lo abbiamo letto tante volte come commento sui social, o magari lo abbiamo detto noi stessi — tra il serio e il faceto — ogni volta che l'intelligenza artificiale ha fatto un salto in avanti, a partire da ChatGpt nel novembre 2022. Un'esagerazione, ovviamente, pur tenendo conto dei tanti dubbi e paure che i progressi dell'AI portano con sé. Ma stavolta, con Veo 3 di Google, lo stupore e la preoccupazione hanno raggiunto livelli inediti, almeno dai tempi del debutto di ChatGpt.
Veo 3 è il nuovo modello di Google per generare filmati partendo da un prompt testuale, cioè da una frase scritta in linguaggio naturale. Stupore (e preoccupazione) non sono evidentemente solo di chi scrive: chiunque abbia potuto provare Veo 3, e finora non sono moltissimi visto che è richiesto un costoso abbonamento a Google Gemini Ultra, è rimasto a bocca aperta.
I social sono pieni di filmati di Veo3. Un'ondata non diversa da fenomeni recenti come quello dello Studio Ghibli o del giocattolo di se stessi. In alcuni casi, aggiungendo la creatività umana alla potenza degli algoritimi, sono già comparsi dei piccoli capolavori. Tutti i prodotti di Veo 3 però fanno impressione per efficacia. Google non a caso parla di «cinematic video». Siamo dalle parti del cinema per risultati e impatto. Distinguere un filmato di Veo 3 da un filmato vero non è banale, neppure per un occhio allenato all'AI generativa. Figuriamoci per chi allenato non lo è affatto.








