Eroe anonimo, furbescamente senza nome è Ulisse: «Il mio nome è Nessuno». E' così che il Marinaio cantato da Omero si presenta al ciclope Polifemo dopo averlo fatto cieco ed essergli scappato.

Nomina sunt consequentia rerum e, allo stesso modo - nel far conseguire innanzitutto l’opera gli artisti contemporanei rifiutano di dare un nome a ciò che creano affinché lo spettatore o fruitore che dir si voglia non ne venga influenzato. Questo non è un Ulisse, potrebbe dirsi dunque in anticipo sulla «non è una pipa» di Magritte e Sulla necessità del Senza titolo, il silenzio come linguaggio dell’arte scrive Chiara Ianeselli, storica dell’arte, offrendo alla pubblica discussione, un piccolo testo edito da Postmediabooks, (16,00 euro). Con sapiente cura e talvolta anche con divertita malizia, Ianeselli guida il lettore sulle tracce delle più recenti correnti artistiche dall’Espressionismo astratto al Minimalismo, all’Arte Povera - i cui esponenti hanno fatto del Senza titolo un manifesto esistenziale. A che titolo, dunque, l’opera? Il libro di Ianeselli è composto da quattro capitoli: «Rapporto del titolo con l’opera d’arte»; «Il titolo senza titolo nell’Espressionismo astratto» – e questa espressione indica la precisa volontà dell’artista di non voler dare un titolo alle sue opere – quindi «Pratiche riduzioniste nel Minimalismo» e, infine, «Il Titolo Senza titolo nell’arte povera».