Di una persona si fa presto a dire è pazza «e quindi» incapace di intendere e volere. Invece un conto «è il “reato di” un malato di mente», altro conto «è il “reato in” un malato di mente». Certo, se uno ha un vizio di mente, esso si traduce in un disordine comportamentale che precede, accompagna e segue il reato. Ma anche una persona con disturbi mentali può essere ritenuta penalmente imputabile qualora non abbiano inciso funzionalmente sul suo comportamento criminale, dispiegatosi in spazi convenzionali di libertà e autonomia. E appunto questo - per i tre periti incaricati sei mesi fa dalla Corte del processo d’Appello ad Alessia Pifferi – sarebbe il caso della madre di 40 anni (compiuti domenica) condannata nel maggio 2024 in primo grado all’ergastolo per aver lasciato la figlia di 18 mesi, Diana, sola in casa a morire disidratata con appena «due biberon di latte, due bottigliette d’acqua e una di “teuccio”» dal 14 al 20 luglio 2022.
«Alessia Pifferi ha disturbi mentali ma è capace di intendere»: ecco perché per i periti «si è disconnessa solo dal ruolo di madre»
La donna che nel 2022 ha lasciato morire di stenti a Milano la figlia di 18 mesi secondo i periti ha un deficit cognitivo «ma non tale da interferire sulla capacità di giudizio»; ha una immaturità affettiva «residuo di disturbi del neurosviluppo risalenti all'infanzia», eppure è «empatica» e ha «efficienti competenze decisionali»












