Alessia Pifferi era pienamente capace di intendere e di volere quando uccise la figlia Diana di 18 mesi, morta di stenti il 14 luglio 2022, dopo essere stata abbandonata in casa per una settimana. Sono le conclusioni della nuova perizia psichiatrica disposta dalla Corte d'assise d'appello di Milano depositata lunedì nel processo di secondo grado per omicidio volontario aggravato a carico della donna. I giudici popolari, guidati dalla presidente Ivana Caputo e la giudice a latere Franca Anelli, hanno conferito a febbraio l'incarico allo psichiatra bresciano, Giacomo Francesco Filippini, alla professoressa di neuropsicologia e scienze cognitive dell'Università Bicocca, Nadia Bolognini, e allo specialista in neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, Stefano Benzoni. Al collegio di esperti è stato chiesto di accertare se la donna che domenica ha compiuto 40 anni sia "affetta da patologie psichiatriche" e "alterazioni clinicamente significative della sfera cognitiva" tali da avere "interferito sulla capacità di intendere e di volere escludendola del tutto o scemandola gravemente" al momento dei fatti e nelle due occasioni precedenti in cui la bimba è stata lasciata sola in casa, sopravvivendo, dal 2 al 4 luglio e dall'8 all'11 luglio del 2022.
Alessia Pifferi, l'esito della perizia: “Capace di intendere e volere quando lasciò morire Diana”
Alessia Pifferi era pienamente capace di intendere e di volere quando uccise la figlia Diana di 18 mesi, morta di stenti il 14 luglio 2022, dopo esser...










