Alessia Pifferi era pienamente capace di intendere e di volere quando uccise la figlia Diana di 18 mesi nel luglio 2022, morta di stenti dopo essere stata abbandonata in casa per una settimana. Da quanto si apprende sono le conclusioni della nuova perizia psichiatrica disposta dalla Corte d'assise d'appello di Milano e depositata lunedì nel processo di secondo grado per omicidio volontario aggravato a carico della donna. I giudici popolari, guidati dalla presidente Ivana Caputo e la giudice a latere Franca Anelli, hanno conferito a febbraio l'incarico allo psichiatra bresciano, Giacomo Francesco Filippini, alla professoressa di neuropsicologia e scienze cognitive dell'Università Bicocca, Nadia Bolognini, e allo specialista in neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, Stefano Benzoni.
Caso Alessia Pifferi, la nuova perizia psichiatrica conferma: «Era capace di intendere e di volere quando lasciò morire la figlia Diana»
La 40enne che aveva lasciato morire la figlia di 18 mesi di fame e di sete, era stata condannata all’ergastolo in primo grado. La perizia disposta in appello esclude disturbi mentali: «Nessuna alterazione cognitiva». Il documento sarà discusso in aula il 24 settembre










