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26 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 14:56

A febbraio, a sorpresa, dopo un processo, finito con la condanna all’ergastolo, in cui si era discussa anche con durezza tra le parti la capacità di intendere e di volere, per Alessia Pifferi – che lasciò morire di stenti la figlia di 18 mesi – fu decisa una nuova perizia psichiatrica. Anche i periti nominati dai giudici dell’appello ha stabilito che la donna era pienamente capace di intendere e volere al momento dei fatti. Una perizia psichiatrica nel primo processo aveva già accertato che la 40enne era capace di intendere e volere e, poi, su istanza della difesa la Corte d’Assise d’appello ha affidato a tre esperti un nuovo accertamento. Nelle motivazioni di primo grado i magistrati, anche sulla perizia, avevano scritto che che aveva “fatto morire la figlia per fare un lungo fine settimana con il compagno”.

La seconda perizia – I giudici popolari, guidati dalla presidente Ivana Caputo e la giudice a latere Franca Anelli, avevano conferito a febbraio l’incarico allo psichiatra bresciano, Giacomo Francesco Filippini, alla Professoressa di neuropsicologia e scienze cognitive dell’Università Bicocca, Nadia Bolognini, e allo specialista in Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, Stefano Benzoni.