Tra proroghe e semplificazioni preannunciate nel pacchetto “Omnibus” l’Europa ha iniziato un po’ alla volta ad alleggerire il macigno del Green deal sulle sue aziende. Quest’ultime però ora rischiano di giocare un po’ meno alle pari con le imprese statunitensi che operano nel nostro continente, per effetto degli impegni condivisi dalle amministrazioni di Bruxelles e Washington nella dichiarazione congiunta sui dazi.
La dichiarazione congiunta
Mentre gran parte delle attenzioni era concentrata sulla percentuale finale delle tariffe doganali e sulle possibili e poi mancate esenzioni (in primis per vino, acciaio e alluminio), le parti sancivano ai punti 10, 11 e 12 della Joint statement resa pubblica la scorsa settimana una certa dose di flessibilità a favore delle imprese Usa interessate dalle direttive sulla sostenibilità Csrd (Corporate sustainability reporting directive) e Csddd (Corporate sustainability due diligence directive), dal regolamento Cbam (Carbon border adjustment mechanism) e dal regolamento sulla deforestazione. Se è vero che l’impatto di queste regole si prospetta comunque, in via generale, più leggero rispetto all’impianto iniziale, per effetto della presa di distanza della nuova presidenza von der Leyen dall’ortodossia ambientale che le aveva ispirate, l’ipotesi di un doppio binario potrebbe ora rappresentare uno svantaggio competitivo per le aziende europee.











