Nella conversazione con Bernhard Scholz che ha fatto seguito al suo intervento al Meeting di Rimini, Mario Draghi ha definito il suo europeismo come «molto pragmatico» e «molto con i piedi per terra». Ha ricordato, inoltre, che i corpi intermedi sono «uno strumento straordinario» per l’avanzamento del progetto europeo, perché «per loro vocazione, avvicinano le istituzioni e le loro decisioni alle persone»: ruolo tanto più prezioso nel caso di un’istituzione ancora lontana come l’Unione europea.

I due concetti – europeismo pragmatico e ruolo dei corpi intermedi – mi hanno richiamato alla mente un passaggio celebre della Dichiarazione Schuman: «L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto».

Tocca, dunque, anche ai corpi intermedi raccogliere l’appello finale di Draghi a trasformare lo «scetticismo» in «azione». A partire dal contributo sui grandi progetti sulle transizioni energetica e tecnologica, al tema del budget europeo per il 2028-2034, col complicato equilibrio tra competitività e solidarietà, anche alla luce di una rinnovata politica di coesione. Certo, va mantenuto vitale il partenariato dei territori e delle forze economiche e sociali, anche perché, utilizzando sempre le parole di Draghi, “l’Unione europea è soprattutto un meccanismo per raggiungere gli obiettivi condivisi dai suoi cittadini”.