Caro direttore, la mia convinzione è che l'attacco di Hamas del 7 ottobre, che ha dato vita ai fatti accaduti successivamente, sia stato orchestrato dalla Russia. Dico questo in base alle seguenti considerazioni: l'aver coinvolto Israele in un conflitto con la Palestina ha consentito al governo russo di togliere molta della pressione internazionale dovuta all'invasione dell'Ucraina, potendo contare sul diffuso senso antisemita ed anti occidentale presente nei paesi occidentali; poter rendere più difficoltoso il sostegno dei paesi occidentali all'Ucraina; il legame storico tra Russia e tanti paesi del mondo arabo ha consentito di poter effettuare azioni senza un coinvolgimento diretto; nei giorni immediatamente successivi all'attacco di Hamas, i telegiornali hanno riferito di un colloquio telefonico diretto tra Putin e Netanyahu, il motivo mi pare assolutamente evidente. Io credo che queste osservazioni, confermate dagli avvenimenti, siano sufficienti a provare la mia affermazione.
Guglielmo Buzzulini
Caro lettore, non credo di poter essere sospettato di nutrire particolari simpatie per Putin, ma mi sembra difficile attribuire alla Russia "anche" la responsabilità dell'attacco del 7 ottobre. Per alcune ragioni. La prima e la più importante è di tipo internazionale: la forza di Mosca non va sopravvalutata. Soprattutto da quando è impegnata nel conflitto con l'Ucraina, la Russia non ha una capacità di movimento né di intelligence per organizzare un blitz di quelle dimensioni e di quell'impatto in un contesto complicato come quello mediorientale. La seconda ragione è interna. Il peso politico che ha in Russia la comunità ebraica e gli storici rapporti esistenti tra Mosca e Tel Aviv, avrebbero reso molto problematico un eventuale coinvolgimento della Russia in una strage come quella del 7 ottobre. Non è un caso che Israele abbia condannato l'invasione dell'Ucraina ma non abbia mai fornito armi e sostegni a Kiev. Ciò che è certamente vero è che il conflitto esploso nella striscia di Gaza ha soprattutto per una certa fase distratto l'attenzione internazionale dalla guerra russo-ucraina avvantaggiando Putin. Ma lo zar moscovita non aveva bisogno di inserirsi nello scontro tra Israele e Hamas: per incassarne i dividendi politici della situazione gli bastava stare fermo. Ed è esattamente ciò che ha fatto, limitando quanto più possibile in questi mesi i suoi interventi sul conflitto in corso nell'area mediorientale. L'idea che dietro il micidiale blitz del 7 ottobre ci debba essere la regia di qualcun altro, nasce forse dalla sottovalutazione della forza di Hamas o, in qualche caso, dal tentativo di attenuare o di minimizzare le responsabilità dell'organizzazione terroristica palestinese nell'eccidio. In realtà Hamas, come dimostra anche la gestione degli ostaggi israeliani catturati il 7 ottobre e ancora nelle sue mani, conta su una struttura logistica e militare di tutto rispetto, oltre a disporre di risorse finanziarie notevoli grazie al supporto dell'Iran e di numerosi benefattori nel mondo arabo.









