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Il portavoce: "Siamo disposti a essere regolarizzati"
"Faremo manifestazioni per le nostre battaglie politiche, in primis la re-immigrazione, ma non per il palazzo occupato". Luca Marsella, portavoce di CasaPound, ce lo dice subito: "Ci facciano sapere se intendono sgomberarci oppure regolarizzarci". La strada dunque potrebbe essere quella della soluzione politica. Perché, sebbene il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi abbia detto che il palazzo di via Napoleone III rientra nell'elenco del Viminale degli stabili da sgomberare e che "prima o poi arriverà anche il suo turno", la dichiarazione di un altro ministro, Alessandro Giuli, ha lasciato aperto il dialogo e, soprattutto, la possibilità di raggiungere un'intesa. Magari su un affidamento a canone concordato.
Giuli è stato possibilista. "Nella misura in cui CasaPound si allinea a criteri di legalità", ha spiegato, lo sgombero può essere evitato. D'altra parte questa soluzione è stato presa, sia a Roma sia in altre città d'Italia, in molte occasioni.






