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Assalto alla stazione, niente domiciliari per gli antagonisti. Il gip: "No a eccessive limitazioni alla loro formazione"
Due ore di guerriglia urbana nel cuore della Stazione Centrale di Milano e in metropolitana, con violenze e devastazioni tra i viaggiatori terrorizzati, con i poliziotti presi a pugni, calci, sassate e sprangate, non sono un reato abbastanza grave da farne arrestare gli autori. Le indagini con cui la Digos milanese ha individuato diciassette protagonisti dell'assalto alla Centrale del 22 settembre scorso - tutte facce ben note della galassia dei centri sociali - partoriscono un risultato inferiore alle aspettative degli investigatori e della Procura della Repubblica.
Il giudice preliminare Giulia d'Antoni rigetta tutte le richieste di arresto e dispone misure assai più blande: obblighi di firma, obblighi di dimora. Una maggiore severità, scrive il giudice nel suo provvedimento, avrebbe comportato agli estremisti "eccessive limitazioni alla loro formazione e al loro percorso di studio". D'altronde, aggiunge il magistrato, "il tumulto trascinante della folla, il perseguimento di una motivazione profondamente sentita", hanno indotto gli ultrà a credere di poter passare alle maniere forti.






