Nel 2025, epoca in cui tutto – ma proprio tutto – viaggia sui social, anche la Parola di Dio trova spazio nel feed. E i nuovi missionari non possono che essere coloro che questo regno lo abitano meglio di chiunque altro: la Generazione Z. Dalla collisione di questi due mondi – quello religioso e quello digitale – nasce una nuova figura, il cosiddetto “missionario digitale” o “influencer cattolico”. Giovani che hanno deciso di portare la fede là dove si concentra l’attenzione di milioni di coetanei: su Instagram, TikTok, YouTube. Trasformano un post in una parabola, una story in una testimonianza del Vangelo. Si va dai video sulla Teologia spiegata facile, fino a format come “Get ready with me per andare in parrocchia” o le dirette per recitare insieme il Rosario. Un modo nuovo ma anche efficace di diffondere il Verbo: in Francia – dove questa Pasqua c’è stato un boom di battesimi in età adulta – il 78% dei giovani catecumeni riconosce ai social un ruolo chiave nella scoperta o nel rafforzamento della fede, e l’84% segue regolarmente influencer cristiani.
Questo approccio ha trovato piena visibilità proprio nel Giubileo di quest’anno, soprattutto in eventi simbolici come il Giubileo dei Giovani e quello degli influencer. Lì, Papa Leone XIV ha parlato a più di 1000 missionari digitali, esortandoli a riparare le reti del web, diventando agenti di unione che camminano nelle inerpicate strade dei social «nutrendo di speranza cristiana gli ambienti digitali». Il motto è uno solo: «Bringing followers to Jesus», portando seguaci – o più precisamente follower – a Gesù.






