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Ultimo aggiornamento: 16:48

“Riparare le reti”: è con questa immagine che Papa Leone XIV ha accolto in Vaticano centinaia di influencer cattolici, missionari digitali e comunicatori della fede, arrivati a Roma per il primo Giubileo degli influencer della storia. Due giorni intensi – 27 e 28 luglio – tra conferenze, lavori di gruppo, preghiera e una veglia eucaristica nella Basilica di San Pietro. Proprio lì, a sorpresa, è arrivato il Pontefice: “Siete agenti di comunione – ha detto – capaci di rompere le logiche della divisione e dell’egocentrismo. Siate centrati su Cristo”.

L’incontro ha preceduto l’inizio del Giubileo dei giovani (28 luglio–3 agosto), evento attesissimo che riunisce un milione di ragazzi e ragazze da tutto il mondo. Due momenti distinti ma uniti da una convinzione comune: la fede ha bisogno di nuovi linguaggi. E i social, se abitati con autenticità, possono diventare strumenti di annuncio, cura e relazione.

“Oggi non si può più evangelizzare senza essere anche online”, dice Nicola Camporiondo, 19 anni, studente di Teologia a Padova, volto noto di TikTok per i suoi video semplici ma incisivi. “Il Giubileo degli influencer è stato il primo nella storia. È un segnale chiaro: la Chiesa ha capito che evangelizzare oggi significa esserci anche online”. Fino a poco tempo fa, aggiunge, “molti di noi testimoniavano la fede sui social in solitaria, senza riconoscimento. Ora ci sentiamo parte di un corpo. La Chiesa ci ha detto: non siete soli, siamo con voi in questa missione”, racconta Camporiondo.