Un sorriso semplice, luminoso e sincero. È così che Solesino vuole ricordare Giada Rizzo, la donna di appena 31 anni, scomparsa il 22 agosto dopo una battaglia straziante e troppo breve contro una malattia che non ha avuto pietà. Quel sorriso non era solo un'espressione: era il riflesso di un'anima buona, capace di portare luce anche nei giorni più bui, di donare speranza quando tutto sembrava perduto. Giada aveva già conosciuto la sofferenza quando era ancora una bambina. A dodici anni affrontò per la prima volta il linfoma di Hodgkin con il coraggio che solo chi ha dentro una forza rara può avere. E ne uscì vittoriosa. Ci riuscì di nuovo nel 2009, quando la malattia tornò, testarda e insidiosa. Ma lei, ancora una volta, vinse.
Perché Giada era fatta così: determinata, tenace, ma sempre con la grazia e l'umiltà di chi non cerca applausi, ma vive con profondità e rispetto per la vita. La sua esistenza, però, non è mai stata facile. Cresciuta in un contesto familiare complicato, ha trovato nella presenza costante del papà Ivano e della zia Melania un rifugio solido, una base da cui rialzarsi ogni volta che la vita cercava di abbatterla. Lavorava nel negozio di famiglia, dove tanti l'hanno conosciuta come commessa, ma soprattutto come amica: ascoltava, comprendeva, sorrideva.






