PADOVA - «Nessuna notte è così lunga da impedire al sole di risorgere». Può sembrare solo una frase motivazionale, ma per Giorgia Libero era diventata un'arma da guerra. Una guerra invincibile contro il linfoma che ha dovuto affrontare e che se l'è portata via il 18 agosto 2016. A nove anni di distanza, resta ancora vivo il sorriso di Giorgia, che ha avuto fino all'ultimo il coraggio di lottare contro la malattia raccontandola sui social network. La 23enne di Casalserugo affrontando il male decise di esporsi online per raccontarlo. Così ha insegnato a tutti cosa vuol dire soffrire e amare la vita, anche quando ci si trova in una lotta impari. A nove anni dalla sua morte, il ricordo e il sorriso di Giorgia vivono ancora nell'impegno quotidiano della Onlus che porta il suo nome.
Il fidanzato Federico, il papà Marino, la mamma Gigliola e il fratello Fabio continuano a spendersi per sostenere la prevenzione e la cura di patologie oncologiche in città e oltre. E proprio nel reparto in cui Giorgia è stata in cura, sono volti noti: a marzo con la Onlus si sono fatti promotori di un piccolo gesto di solidarietà donando del materiale al reparto di ematologia dell'ospedale di Padova, ma anche una mini bicicletta per braccia e gambe che, donando un sorriso, allevierà il dolore di chi come Giorgia sta lottando per la vita. Ma in un data significativa come il nono anniversario dalla scomparsa della 23enne, non manca la tristezza. È sulle pagine social della Onlus che il ricordo di Giorgia viene celebrato, ricordando come la vita sia un bene prezioso: «Il tempo scorre fin troppo veloce, molto spesso sfugge al nostro controllo, ma certi insegnamenti e lezioni di Vita non passano mai. Sono 9 anni che manca il tuo sorriso, quei tuoi grandi occhi pieni di speranza, quella tua solarità travolgente e contagiosa. Dovremmo fermarci ogni tanto e rallentare, riflettere su come stiamo vivendo, a ciò che diamo importanza e attenzione, ascoltarci di più e soprattutto ascoltare di più, come facevi tu con tanti dei pazienti nel reparto dove sei stata ricoverata».






