TREVISO Il braccialetto elettronico dell’aggressore di Carlo Bramezza, direttore generale dell’Usl 7, non ha funzionato non perché fosse guasto, ma semplicemente perché era stato disattivato. Ed è stato disattivato per un motivo tanto semplice quanto sconcertante: la vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto il 36enne Mattia Cenedese, accusato di stalking nei confronti dei titolari del ristorante Plenus di piazza Crispi, si è conclusa con una condanna a 1 anno e due mesi andata in giudicato perché Cenedese non ha presentato appello. Ma questo ha creato un paradosso per quanto a norma di legge: la sentenza in giudicato fa automaticamente decadere tutte le misure cautelari, compreso l’obbligo di portare il braccialetto elettronico sempre funzionante.

Però la condanna a 14 mesi di reclusione non è tale da prevedere la carcerazione che, a parte i reati più gravi, scatta dai 4 anni su. E quindi questo crea un sorta di cortocircuito: l’imputato risulta condannato ma, allo stesso tempo, non va in carcere e non deve sottostare a nessuna misura che ne limiti la libertà. Una situazione prevista dal codice di procedura penale e che si ripete spesso. Ma che, in questo caso, ha portato all’aggressione di Bramezza.