TREVISO - Mercoledì scorso Carlo Bramezza veniva pestato a calci e pugni, in centro a Treviso, da un passante incrociato per strada. Una settimana dopo, il direttore generale dell'Ulss 7 Pedemontana è tornato in ufficio a Bassano del Grappa, dove lunedì mattina il docente di matematica Roberto Betto veniva accoltellato per una sigaretta negata a uno sconosciuto. Entrambi aggrediti per caso, nella "tranquilla" provincia veneta, da soggetti con fragilità. «Tutti e due abbiamo avuto la sfortuna di trovarci nel posto sbagliato al momento sbagliato, sarebbe potuto capitare a chiunque altro», osserva il manager sanitario, prima di lasciarsi andare a un’amara confidenza, in cui si intrecciano i temi della sicurezza e del sociale: «Le percosse mi hanno fatto male, ma quello che mi ha colpito di più è stata l'indifferenza della gente attorno a me, mentre ero a terra e venivo riempito di botte».
Torniamo a quella sera?
«Stavo camminando in mezzo alla gente, in una via che frequento d'abitudine, fra negozi dove faccio le compere. Però durante l'aggressione sono spariti tutti, nascosti dentro i locali: sono usciti solo quando è finita».
Ma non sono stati i testimoni a soccorrerla?
«Assolutamente sì. Sono stati gentili: "Direttore ha bisogno di ghiaccio? Vuole bere dell'acqua?". Hanno chiamato la volante e l'ambulanza. Ma quando le stavo prendendo, non è intervenuto nessuno. Questo mi ha fatto male moralmente. Sicuramente le persone hanno avuto paura che quel tizio avesse un coltello. Però posso dirlo? Al loro posto sarei uscito, mi sarei messo a urlare, avrei cercato di fare qualcosa per allontanare l’aggressore. E mi impegno a farlo, se dovesse succedermi di assistere a un pestaggio. Il mio non vuole essere un atto di accusa nei confronti di nessuno. Semplicemente colgo un segnale di grande malessere che c'è anche nel nostro Veneto: quel senso di solidarietà che è sempre stato tipico della nostra gente, probabilmente è venuto a mancare».








