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Luca Crovi ci racconta i lati «nascosti» del grande scrittore siciliano
Quando si presentò per la prima volta al Noir in Festival di Courmayeur e davanti ad Andrea Pinketts e Carlo Lucarelli disse "Buongiorno, sono un giovane noirista italiano", Andrea Camilleri era effettivamente poco più di un esordiente: aveva scritto soltanto due romanzi di Montalbano. Ma grazie a quello che lui stesso chiamava "destino ritardato", quel "giovane" aveva girato la boa dei settant'anni. L'autoironia che gli faceva da carburante, la capacità di mettersi al centro della narrazione e poi sfilarsi come fanno solo i grandi personaggi, ma soprattutto la miriade di storie che sapeva raccontare ed essere: per cogliere l'essenza biografica di Andrea Camilleri ci voleva un altro grande narratore, un noirista come lui, che ha raccolto gli aneddoti raccontati da Camilleri su se stesso in tv, in radio, sui giornali, o in taccuini, quaderni e lettere. La divertita e appassionata vicinanza e lo sguardo verticale del ritrattista che lo scrittore Luca Crovi, storico collaboratore del Giornale, sviluppa negli anni verso Camilleri è riversata con generosità in Andrea Camilleri. Una storia (Salani, pagg. 288, euro 18, in uscita il 26 agosto, verrà presentato al Festivaletteratura di Mantova il 6 settembre). Si tratta della prima biografia ufficiale, in collaborazione con il fondo Camilleri, dello "scrittore italiano contemporaneo più letto, amato e discusso al mondo".






