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In occasione del centenario della nascita di Andrea Camilleri torna in libreria uno dei più famosi romanzi "non montalbaniani" dello scrittore siciliano. A quindici anni dalla sua prima uscita, Sellerio ha appena ripubblicato Il nipote del Negus, un'opera carica di ironia nella quale l'autore miscela fatti storici reali (il viaggio in Sicilia del principe etiope Brhané Sillassié nel 1929) con elementi di pura fantasia, cioè la permanenza del notabile africano nelle immaginarie città di Montelusa e Vigàta, con inevitabili e equivoci ed esilaranti malintesi da parte delle autorità locali fasciste.

Il nipote del Negus non è un romanzo di ambientazione coloniale, ma così come La presa di Macallè (2003) fa riferimento al grande fenomeno di esaltazione collettiva che pervase l'Italia durante l'avventura africana che avrebbe portato, di lì a pochi anni, alla creazione dell'effimero impero mussoliniano. L'impresa coloniale in realtà era cominciata molto prima, in epoca post-unitaria, quando nel 1869 la compagnia di navigazione genovese Rubattino acquistò da un sultano locale la baia di Àssab, nel sud dell'Eritrea, e per la prima volta issò il tricolore sulla lontana terra africana. Ma non c'è dubbio che il grande impulso allo sviluppo dei possedimenti d'oltremare nel frattempo si erano aggiunti il resto dell'Eritrea, la Libia e la Somalia arrivò con il fascismo, che trasformò quel tardivo esperimento espansionistico ottocentesco in un progetto di colonizzazione senza precedenti.