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Ultimo aggiornamento: 7:55
Ammiro chi lavora con le mani, tipo i falegnami e i fabbri. Li frequento, e alcuni sono diventati miei amici. Riesco a “vedere” nella mia mente quello che mi piacerebbe fare, e magari a spiegarlo, ma poi… farlo davvero è tutt’altra cosa. Un giorno, però, ho scoperto che, per cose molto elementari, riesco a far qualcosa persino io.
La famiglia di mia moglie ha una minuscola casetta in un paesino dell’entroterra ligure, abbandonato negli anni Sessanta, dove, durante il periodo estivo, tornano i discendenti degli antichi abitanti. Si gira per i boschi, e ci vuole un bastone, perché il terreno è impervio. Seduto a prendere il fresco, una sera, mi ritrovo a parlare con Bepìn che maneggia un bastone con una bella “boccia” ad un’estremità. I miei bastoni erano semplici rami diritti, senza alcuna velleità.
Che legno è? chiedo. Rosa, mi risponde. Se vai nel prato dietro al paese ci sono tanti cespugli che hanno rami come questo. Durante un periodo in Papua Nuova Guinea avevo comprato un grosso coltello da sopravvivenza, e lo porto anche nelle mie vacanze appenniniche. Non si sa mai. Guardo i cepugli di rose selvatiche con altri occhi e, davvero, ci sono tronchi diritti, che partono dalla base del cespuglio dai quali, appunto, si possono ricavare belle “bocce”. Non è facile tirar fuori uno di quei bastoni con un coltello. Ma ci riuscii, tornando a casa pieno di graffi e con il mio trofeo: un bastone come quello di Bepìn.







