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25 LUGLIO 2025
Ultimo aggiornamento: 15:06
Chi mi segue lo sa, mi occupo di musica, quella roba che consola. Ma oggi scrivo di lavoro e licenziamenti, quella roba che ti sveglia di notte con l’ansia e nessuna melodia.
Già, perché c’è qualcosa di profondamente stonato nel modo in cui le grandi aziende annunciano i propri tagli. Una lingua neutra, levigata, fatta di “ottimizzazione”, “agilità”, “investimenti saggi”. Ma dietro a queste parole – che potrebbero arrivare da un algoritmo, più che da un essere umano – ci sono nove lavoratori italiani che perderanno il posto. Persone in carne e ossa, non unità statistiche di un foglio Excel.






