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Ultimo aggiornamento: 15:06

Chi mi segue lo sa, mi occupo di musica, quella roba che consola. Ma oggi scrivo di lavoro e licenziamenti, quella roba che ti sveglia di notte con l’ansia e nessuna melodia.

Già, perché c’è qualcosa di profondamente stonato nel modo in cui le grandi aziende annunciano i propri tagli. Una lingua neutra, levigata, fatta di “ottimizzazione”, “agilità”, “investimenti saggi”. Ma dietro a queste parole – che potrebbero arrivare da un algoritmo, più che da un essere umano – ci sono nove lavoratori italiani che perderanno il posto. Persone in carne e ossa, non unità statistiche di un foglio Excel.

Booking.com – piattaforma che mette in contatto le strutture ricettive con le persone in cerca di alloggi e altri servizi per vacanze o viaggi di lavoro, con sede ad Amsterdam, dove è stata fondata nel 1996 –, taglia nove posti in Italia. “Riorganizzazione globale”, dicono. Tradotto: risucchiano l’anima dei dipendenti per spremere un altro punto percentuale di efficienza da offrire in sacrificio al dio azionista. Nove su 150: secco, pulito, chirurgico. La parola d’ordine? Ottimizzazione. E giù col mantra aziendalese: agilità, velocità, automazione. Tutto bellissimo finché non sei tu a dover restare agile nel trovare un affitto, veloce nel fare la spesa con lo stipendio dimezzato, automatizzato nel rassicurare i figli che va tutto bene, che non sei stato “ottimizzato” fuori dal mondo.