Le minacce di morte e il simbolo anarchico pervenuto in una missiva indirizzata al Tempo hanno destato scalpore nel Paese. La lettera minatoria giunta in redazione, firmata da un sedicente gruppo anarchico, rivolge parole immonde al nostro gruppo, all'editore, Giampaolo Angelucci, al vicepresidente Andrea Pasini, al direttore Tommaso Cerno e al direttore editoriale di Libero Daniele Capezzone. Tommaso Cerno è stato ospite di Stefania Cavallaro al Tg4, che si è unita al coro di supporto. «L'idea è che se qualcuno tiene una posizione libera, diversa da chi vuole in qualche modo con la violenza imporre un'unica visione del mondo, diventa un nemico» ha dichiarato il direttore del Tempo. «Abbiamo avuto tantissima solidarietà, bipartisan, dal premier Meloni al leader dei 5 stelle Conte, che è oggetto - lui e il suo partito - d'inchieste del nostro giornale e che, nonostante questo, ha distinto tra quella che è la critica politica e quella che invece è la violenza che va espulsa dal sistema della democrazia e che deve essere condannata da tutti perché noi possiamo e dobbiamo discutere di idee diverse anche in maniera profondamente forte, ma togliere la minaccia, l'intimidazione e la violenza dal campo». E ancora: «Noi facciamo questo di mestiere, quindi prendiamo questa ennesima, tra l'altro, minaccia - perché in questo momento in cui bisogna dire solo certe cose noi ne diciamo di altre, siamo oggetto di insulti, di intimidazioni quasi quotidiani - come uno stimolo a fare meglio il nostro lavoro, e cioè a continuare a raccontare la verità. Io quando sento arrivare minacce e intimidazioni dico: "vedete ragazzi" ai miei giornalisti. "arrivano minacce e intimidazioni ma non arrivano smentite". È quando non arrivano le smentite che abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Quando qualcuno ha paura di te, chiunque esso sia, un fanatico qualunque, uno che si vuole dare delle arie, o una persona realmente pericolosa, vuol dire che hai toccato qualcosa di vero. E il nostro compito - ha concluso Cerno - è dire la verità e ci occuperemo di farlo ancora". Stefania Cavallaro ha poi chiosato: «Bisogna stare attenti, ma noi siamo sempre e saremo sempre da quella parte dell'informazione, cioè quella che protegge la libertà di stampa e il pluralismo, la pluralità di voci. Anche quando c'è lo scontro, l'importante è che ci sia il confronto.»