Avrei fatto volentieri a meno di scrivere questo pezzo, ma devo tornare su un argomento che riguarda il nostro lavoro, il giornalismo. L’altro ieri sono arrivate, ancora una volta, minacce a Libero e al Tempo, all’editore Giampaolo Angelucci e al suo stretto collaboratore Andrea Pasini.
Il fatto, telegrafico: una lettera spedita al Tempo, minacce di morte, foto allegate di un incontro a tavola tra Cerno, Pasini e Osvaldo De Paolini (vicedirettore del Giornale), firma anarchica, indagini in corso, brutto clima. Daniele Capezzone e Tommaso Cerno sono miei amici, due eccezionali polemisti; con Osvaldo De Paolini ci siamo incontrati trent’anni fa in redazione al Giornale; Giampaolo Angelucci lo conosco da vent’anni, io passavo da un quotidiano all’altro e lui mi diceva «Allora, quando vieni?». Zappo la vigna dell’editoria da quando il papà di noi tutti, Vittorio Feltri, quasi 35 anni fa, mi battezzò nella chiesa sconsacrata dell’Indipendente, sono passati tante primavere e giornali, fin troppe città e una moltitudine di taccuini pieni di appunti, mai come oggi ho sentito un clima così barbaro nei confronti dei giornalisti (e degli editori) non allineati alla sinistra, neppure quando al governo c’era Silvio Berlusconi, a cui i compagni non hanno mai risparmiato nulla, né come editore né come leader politico.











