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Mancano poco meno di due mesi al cinquantesimo anniversario del Leoncavallo, che è il più storico e importante centro sociale ancora attivo a Milano e forse il più conosciuto d’Italia, per la sua lunga storia di militanza politica e di aggregazione sociale che lo ha reso un posto frequentato e amato da diverse generazioni. Negli ampi locali della sede di via Watteau, un paio di chilometri a nord della Stazione Centrale, migliaia e migliaia di persone negli ultimi trent’anni hanno partecipato a feste, corsi, incontri, assemblee, concerti e iniziative culturali di ogni genere. Hanno conosciuto altre persone e fatto politica, dopo che per vent’anni le stesse cose erano successe un chilometro a est, nella sede storica nella via che diede il nome al centro sociale.
Lo spazio di via Watteau era unico a Milano per dimensioni e per la sua relativa centralità, e il Leoncavallo era rimasto tra i luoghi di aggregazione popolare più attivi e partecipati della città, specialmente da quando nel 2021 aveva chiuso Macao, un altro grande centro sociale nella zona est. Non è ancora chiaro come proseguirà la storia del Leoncavallo, che è stato sgomberato questa mattina, dopo centotrentatré tentativi andati a vuoto e una lunga trattativa col comune, che giovedì ha detto sostanzialmente di essere stato scavalcato dal ministero dell’Interno. Da tempo si parla di un possibile trasferimento in un edificio a sud del quartiere meridionale di Corvetto.












