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Dal 21 agosto, quando è iniziato lo sgombero, dentro alla cartiera di via Watteau che per più di trent’anni era stata sede del centro sociale milanese Leoncavallo non può più entrare nessuno. Dentro però ci sono ancora tutte le cose raccolte in cinquant’anni di storia: mobili, oggetti e utensili per la cucina, tantissimi libri, casse, amplificatori, e un’intera stanza piena di documenti, fotografie, giornali, striscioni e manifesti che raccontano la storia dei centri sociali italiani e non solo.

Ora che le porte della cartiera sono state sigillate, i membri del Leoncavallo possono entrare per svuotarla solo alla presenza dei rappresentanti della famiglia Cabassi – proprietaria dell’edificio – firmando all’entrata e all’uscita, e solo fino al 21 settembre, quando scadranno i 30 giorni dall’inizio dello sgombero. I proprietari hanno concesso qualche giorno in più per il trasloco, ma quello che non sarà spostato entro la fine di settembre resterà all’interno della cartiera e verrà probabilmente buttato.

Il 21 agosto nessuno era preparato a dover lasciare la sede del Leoncavallo. Lo sgombero è avvenuto a sorpresa alle 7:30 del mattino, quando dentro non c’era nessuno. L’ufficiale giudiziario era atteso, per il 133esimo tentativo di sfratto, all’inizio di settembre, e neanche il sindaco era stato avvisato: l’intervento infatti era stato gestito dalla questura, sotto il controllo del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che insieme ad altri esponenti del governo ha rivendicato l’operazione.