Il centro sociale milanese è stato sgomberato dopo 31 anni di occupazione: dal 1975 due le sedi occupate
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Milano respira. Dopo decenni di illegalità lo storico centro sociale Leoncavallo è stato finalmente liberato. Giovedì 21 agosto le forze dell'ordine hanno posto fine a un'occupazione abusiva che per 31 anni ha rappresentato un simbolo di impunità e violenza nel cuore della città. L'operazione, annunciata da tempo, era attesa dai residenti, che ora esultano per il ripristino della legalità, perché la storia del Leoncavallo non è quella romantica che la sinistra radicale cerca di raccontare. È una storia di disordine pubblico e prepotenza. Nata nel 1975 dall'occupazione di un capannone abbandonato in via Leoncavallo, questa struttura è diventata fin da subito un punto di aggregazione per le frange più estreme dell'Autonomia Operaia.Il Leoncavallo si trovò al centro delle tensioni degli "Anni di piombo" quando, nel 1978, Fausto Tinelli e Lorenzo "Iaio" Iannucci, due frequentatori del centro, furono assassinati in un agguato. Questo tragico evento segnò profondamente la comunità del Leoncavallo e portò alla nascita del gruppo "Mamme Antifasciste". Dopo il primo sgombero, nel 1989, il gruppo ha proseguito la sua marcia nell'illegalità, occupando un'altra ex cartiera in via Watteau nel 1994 e qui la musica non è cambiata: gli stessi slogan, gli stessi nemici (la polizia, lo Stato, la proprietà privata) e gli stessi metodi. Negli anni, i tentativi di riappropriazione da parte dei legittimi proprietari e i ripetuti ordini di sfratto sono stati sistematicamente vanificati da manifestazioni violente, cortei selvaggi e disordini che hanno tenuto in ostaggio interi quartieri. Una violenza che ha spesso visto come vittime gli agenti delle forze dell'ordine, costretti a subire umiliazioni e sfottò.











