Rimini, 22 ago. (askanews) – “Noi siamo madri, e siamo diverse dai politici, perché tendiamo a essere molto pratiche e concrete. Io sono molto pratica. Layla al-Sheik è la mia vicina e se chiami qualcuno vicino e non lo consideri come un vicino allora la tua vita non sarà delle migliori”. E’ la testimonianza di Elana Kaminka, israeliana, madre di Yannai, soldato ucciso il 7 ottobre 2023, nel corso dell’incontro “Madri per la pace” organizzato al Meeting di Rimini con la testimonianza di Layla al-Sheik, madre musulmana di Betlemme che ha perso un figlio piccolo, Qusay, nella seconda Intifada.

“Israele e Palestina non sono in un territorio molto grande, ci sono 7 milioni di palestinesi e 7 milioni di israeliani, i palestinesi non possono uscire, gli estremisti delle nostre società pensano che potranno distruggere l’altra parte, l’altra comunità, ma questo non succederà e dovremmo comunque convivere e coesistere insieme per sempre – ha aggiunto Kaminka -. Il punto è quanti dei nostri figli dovranno morire prima di imparare a convivere e coesistere insieme. Anche se perdiamo un solo figlio, che sia israeliano e palestinese, sarà comunque troppo”.

“Le persone che hanno commesso il crimine il 7 ottobre hanno fatto delle cose a cui sono totalmente contraria, ma non è Layla al-Sheik che ha commesso questo crimine quindi perché dovrei dare la colpa a lei per quello che è successo il 7 ottobre – ha sottolineato -. Io non do la colpa a Layla al-Sheik per quanto è successo il 7 ottobre, so che non era lei coinvolta e non do la colpa alla maggioranza dei palestinesi perché la maggioranza dei palestinesi non era coinvolta”.