Pigro lui, militaresca lei. Diversissimi, Il Bell’Antonio e la Belle de jour, si sono amati follemente riempiendo le copertine dei rotocalchi degli anni Settanta. Ma anche quando è finita sono rimasti legati fino all’ultimo respiro

di Alessandra Paolini

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Cosa è che fa grande un amore? La passione? L’intensità del dolore quando finisce? Per Marcello Mastroianni e Catherine Deneuve è stato anche il sapersi lasciare. E dalle ceneri di quella grande storia costruire un’amicizia capace di farli guardare l’un l’altra negli occhi fino all’ultimo respiro. La femme fatal francese e il latin lover pupillo di Fellini sono stati insieme solo quattro anni, dal 1971 al 1975. Ma non hanno mai smesso di essere importanti e presenti l’uno per l’altra, nonostante le loro strade sentimentali avessero preso strade diverse: legati anche da Chiara, la figlia nata dalla loro unione, hanno continuato a volersi bene per tutta la vita. Finché Mastroianni non se ne è andato, portato via da un cancro al pancreas che in pochi mesi non gli ha dato scampo. Ed è da qui, dal the end del loro privato film (i romantici del lieto fine ci scuseranno) che iniziamo a raccontare questa storia d’amore leggendario. Parigi, 19 dicembre 1996. Gli Champs-Elysées sono uno sfavillio di luci, Natale sta per arrivare. Al 91 di rue de la Seine, dalla finestra si vede scendere la neve: dentro, tra mobili art déco e sculture di Umberto Mastroianni, suo zio, Marcello sta per morire. A tenergli la mano c’è la figlia Chiara, accanto a lei Anna Maria Tatò, l’ultima compagna dell’attore che nei mesi precedenti ha girato Mi ricordo, sì, mi ricordo”, un docu-film che è una sorta di testamento dell’attore. La figlia più grande, Barbara (avuta con la prima e unica moglie Flora Carabella, da cui non ha mai divorziato) è in treno da Roma, sta per raggiungerlo. E poi c’è lei, Catherine Deneuve, “l’ussaro che programmava tutto”, come l’ha definita lui più volte scherzosamente, per definire il suo temperamento militaresco e tuttofare.