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22 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 12:47

Per la prima volta è stato dichiarato ufficialmente che a Gaza è in corso una carestia e che è totalmente dipendente dall’uomo. A dare l’ufficialità della notizia, per la quale ormai da tempo molti osservatori internazionali avevano già lanciato un allarme, è l’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), un organismo sostenuto dalle Nazioni Unite responsabile del monitoraggio della sicurezza alimentare. L’Onu – tramite le dichiarazioni del suo responsabile umanitario, Tom Fletcher – ha commentato sostenendo che la fame a Gaza è “apertamente promossa da alcuni leader israeliani come arma di guerra“.

L’Ipc aveva già avvertito che la carestia era imminente in alcune parti della Striscia, a causa del blocco degli aiuti da parte di Israele, ma finora non aveva rilasciato una dichiarazione formale. Questa è arrivata oggi, 22 agosto: l’organismo ha elevato la sua classificazione della Striscia alla Fase 5, il livello più alto e peggiore della sua scala di insicurezza alimentare acuta. La carestia è confermata nel governatorato di Gaza, che comprende Gaza City e l’area circostante, e che si prevede che “condizioni catastrofiche” si estenderanno a Deir al-Balah e Khan Younis entro la fine di settembre. Oltre al blocco degli aiuti, a causare la carestia sono gli sfollamenti della popolazione e il collasso della produzione alimentare. Secondo l’Ipc, la carestia può essere “fermata e invertita“. “Il tempo del dibattito e dell’esitazione è passato, la fame è presente e si sta diffondendo rapidamente“, aggiunge il rapporto di 59 pagine, “nessuno dovrebbe avere dubbi sul fatto che sia necessaria una risposta immediata e su larga scala”. “Qualsiasi ulteriore ritardo, anche di pochi giorni, si tradurrebbe in un’escalation totalmente inaccettabile della mortalità legata alla carestia”, prosegue l’Ipc.