Gaetano Filograno è stato l’istigatore del progetto criminoso finalizzato a far trovare droga nell’auto del nuovo compagno della sua ex moglie. Nicola Loprieno, invece, sarebbe stato l’esecutore di quel programma. La sentenza della Corte di Cassazione, che ha confermato la condanna a due anni e otto mesi per l’avvocato barese (che due anni fa era tra i papabili candidati del centrodestra quale sindaco di Bari, dopo essere stato vicino al Movimento cinque stelle), mette un punto fermo nella vicenda giudiziaria che coinvolse il professionista insieme a Nicola Loprieno, all’epoca consigliere comunale della lista “Decaro sindaco”, rieletto anche nel 2024 tra le file della maggioranza. Il politico (avvocato anche lui) è tuttora sotto processo, dopo essere stato rinviato a giudizio.

Filograno, che era stato assolto in primo grado e condannato in Appello per detenzione e spaccio di stupefacenti, ha tentato di ribaltare la decisione con un ricorso in Cassazione ma ha ottenuto solo la conferma della pena e una sentenza che ne ribadisce le responsabilità.

La vicenda ha avuto inizio nel 2014, quando un imprenditore di Gioia del Colle accussò Filograno di stalking, a suo dire causato dalla relazione che aveva avviato con la sua ex moglie. Pochi giorni dopo la denuncia, l’uomo fu sottoposto ad un controllo da parte della Guardia di finanza e arrestato perché nella sua auto furono trovati 26 grammi di cocaina. Si professò sempre innocente e, alla fine fu assolto. Nel frattempo venne alla luce ciò che si celava davvero dietro quella vicenda, nell’ambito dell’indagine coordinata dai pm Claudio Pinto e Savina Toscani. Emerse, cioè, quello che anche la Corte di Cassazione ha definito «programma criminoso» ideato da Filograno e nel quale Loprieno avrebbe svolto un ruolo di primo piano.