Se all’inizio dell’Ottocento la montagna era frequentata quasi esclusivamente dalle comunità alpine — pastori, contadini, cacciatori e boscaioli — in un arco di tempo relativamente breve questo ambiente ha vissuto una trasformazione drastica. Per molte località si è trattato di una vera e propria conversione legata soprattutto al turismo, che da fenomeno elitario è diventato di massa grazie al boom dello sci degli anni ‘70 e ’80. Tuttavia, nel post-pandemia, è arrivata una vera e propria consacrazione della vacanza outdoor, magari mordi e fuggi. Sicché, oggi, i pastori sono stati soppiantati da orde di turisti alla ricerca del selfie perfetto.
Sassi contro i cani del pastore, stalle usate come latrine e mucche scacciate per un picnic: gli alpeggi «assediati» dai turisti cafoni
Giovanni Goldoni ha lasciato un contratto a tempo indeterminato e da tre anni lavora come pastore nella zona del Parco naturale Adamello-Brenta: «È sempre peggio, c'è chi pensa di essere in un grande parco giochi o allo zoo»









