«Locked» di David Yarovesky è appena arrivato nelle sale italiane. Costruito su un singolo asse narrativo, il film si muove dal punto di intersezione tra generi distinti e analoghi. Tensione psicologica crescente. Thriller. Horror, persino. Una costruzione solida per un’opera di sicuro interesse. Si potrebbe anche fermarsi qui. E «Locked» potrebbe essere rievocato negli anni a venire come «quello del ladro chiuso nel Suv». Ma per i cinefili più smaliziati «Locked» offre un’occasione ulteriore di riflessione. Su un tema d’eccellenza che riguarda per intero Sir Anthony Hopkins. Perché il film lo fa lui. E per una porzione considerevole lavora a partire dalla propria assenza. C’è e non c’è. È solo una voce. La sua inconfondibile voce. Con tutta la sua pacatezza fatale.

«A little taste of hell» promette Anthony Hopkins. E se lo dice, c’è da credergli. Il fatto è che negli anni, film dopo film, abbiamo imparato a non prendere mai sottogamba Sir Hopkins. Sappiamo che bisogna credergli senz’altro quando annuncia qualcosa. Non importa cosa. Non importa come. Non conta se il suo personaggio si muove controllato e sicuro nel recinto del più puro e lucido raziocinio borghese, o se dà la stura a un inconscio sbrigliato e risonante che può condurre in ogni dove. Lui lo dice. Avverte in un paio di battute. A volte, nelle sceneggiature più riuscite, ne basta una soltanto. Un pugno di parole. E il film c’è tutto. La peculiarità di questo «Locked», che è assai consigliabile preferire in versione originale sottotitolata, è la persistente, durevole, sottrazione di Hopkins allo sguardo dello spettatore. Non vediamo i suoi occhi, la loro risolutezza al calor bianco. E non osserviamo nemmeno il suo viso che, sappiamo bene, lavora su moti impercettibili e costruisce mondi. Abbiamo la sua voce. E così, è facile accorgersene subito, abbiamo già tutto. E siamo indotti a ragionare sulla triangolazione misteriosa tra un Attore, la sua voce e il nostro orecchio avvezzo di spettatori. Una voce edifica, custodisce, immagazzina. Sedimenta esperienze che vengono restituite rielaborate in forma di suono nuovo, reinterpretato, rivissuto, filtrato. Una voce distilla. Consuma. Disegna.