Sam Raimi, il “papà” di La casa 1 e 2 e di L’armata delle tenebre, ha al suo attivo numerose pellicole scritte e dirette da altri ma che ha prodotto, come il claustrofobico thriller Locked – In trappola, dal 20 agosto al cinema. Supervisiona per lo più horror, come i recenti Don’t Breath, Don’t Move e Umma, ma non disdegna altri generi. Un paio di anni ha prodotto anche il sottovalutato action Boy Kills World con Bill Skarsgård, protagonista di Locked. Accanto a Raimi in veste di produttore, Mariano Cohn, che assieme a Gastón Duprat aveva realizzato il film argentino 4x4, di cui Locked è, parzialmente, un remake. Sono svariati i film incentrati su qualcuno rinchiuso contro il suo volere nell’automobile di un sadico, compresi due remake diretti, uno brasiliano e uno indiano, della pellicola argentina. Locked non è necessariamente il più riuscito, ma sicuramente la più stellato. Oltre ai nomi di Raimi e Skarsgård annovera, infatti, anche David Yarovesky alla regia (suo il fantascientifico L'angelo del male – Brightburn prodotto da James Gunn) e Anthony Hopkins nel cast. Quest’ultimo, più che vedersi – almeno per tre quarti della pellicola – si sente (se lo vedete in lingua originale).Il protagonista di Locked è il ladruncolo Eddie (Skarsgård): poco sveglio, perennemente squattrinato, pessimo ex partner, padre assente. Il film lo presenta come un poco di buono, ma per farcelo piacere e tifare per lui ci fa vedere che è gentile con gli animali e adora la figlia (in ogni caso, se la calcola poco). Un bel giorno ha la pessima idea di infilarsi in un Suv di lusso in cerca di qualcosa da rubare ma finisce intrappolato in quello che una figura misteriosa e dai modi sinistramente educati ha trasformato nella sua versione a cinque stelle della sala delle torture dell’Enigmista. William (Hopkins) costringe Eddie a obbedirgli e assecondarlo ascoltando i suoi sproloqui, pena privazioni e torture. In cambio, il carceriere pretende un'ammissione dell’inferiorità da parte del ragazzo, che il ricco e privilegiato seviziatore considera un tipico esemplare di feccia dell’umanità. William si spaccia per il punisher dei ricchi, ma è né più che meno che un aguzzino di Guantanamo in cerca di una scusa per giustificare il suo sadismo. Eddie diventa così la vittima di un gioco mentale perverso e crudele. Nella prima parte, Yarovesky esaspera il senso di claustrofobia che limita le capacità di Eddie di mantenere la calma e ragionare, mentre nella seconda - a differenza di Cohn e Duprat in 4x4 - isola i due protagonisti eliminando altri personaggi per enfatizzare il confronto snervante e sbilanciato tra i due.Locked - In trappola annovera alcune scene davvero soffocanti – non è, ça va sans dire, un film per chi ha paura di rimanere rinchiuso in spazi angusti. La sequenza in cui William offre a Eddie un tour notturno della città col pilota automatico è autenticamente angosciante, ancor più per il senso d’impotenza che per la claustrofobia. È anche un momento cruciale del film, in cui si svela l’autentica natura di un villain immorale, presuntuoso e crudele. Finché l’aguzzino non si manifesta fisicamente, lasciando che il film esplori le dinamiche del gioco mortale tra ricattatore e ricattato, Locked offre un buon intrattenimento. Il confronto tra i due protagonisti si risolve invece in più di una criticità: Skarsgård si impegna e cerca di mostrare nel modo più realistico consentito dalla sceneggiatura le ragioni e i tormenti interiori del suo personaggio. Hopkins aveva chiaramente voglia di guadagni facili e gigioneggia poco elegantemente nel ruolo della wannabe divinità crudele e capricciosa, presentandosi come un odino con la minuscola.Quando gli scambi verbali tra i due prendono una piega sociale e politica, emerge il classismo delirante di William, il quale cerca di convincere Eddie che la sua inferiorità sia una conseguenza dell’intrinseca pigrizia dei poveri e non della situazione di partenza di una persona svantaggiata. Buole le intenzione ma i dialoghi ammazzano il ritmo e la tensione del film e il film stesso. Come parabola morale Locked - con il suo messaggio che esalta la potenza salvifica della famiglia - è davvero scarso. Molto più coinvolgente è assistere alla lista impressionante di scelte sbagliate di Eddie (non sarà una cima, ma provate voi a ragionare quando siete in balia di un pazzo che vi dà la scossa ogni due minuti) e alla recitazione espressiva del suo interprete contenuta nell’unità di luogo angosciante dell’automobile. Sappiamo che si può fare di meglio, basti pensare a Tom Hardy, rinchiuso in macchina con una cinepresa piantata in faccia per due ore, in Locke di Steven Knight.