“L'Oscar vinto per la regia di The millionaire l'avevo sistemato su uno scaffale. Tu pensi di averlo là per guardarlo ogni tanto ma in realtà e lui a guardarti, per tutto il tempo. Così l'ho messo in una scatola”. Lo racconta sorridendo Danny Boyle protagonista di una masterclass alla Casa del Cinema, per l'uscita del thriller horror distopico 28 anni dopo con Jodie Comer, Aaron Taylor-Johnson, Ralph Fiennes e Alfie Williams, nelle sale dal 18 giugno con Eagle Pictures.
Cosa ha rappresentato per lei 28 giorni dopo? Dov’era artisticamente in quel momento e che significato ha avuto quel film per la sua carriera?
“Avevamo appena fatto un film che si chiamava The Beach, un progetto enorme, internazionale, girato su larga scala in Thailandia, con una grande star del cinema (Leonardo DiCaprio ndr.). Era un’impresa colossale, con una grande responsabilità, tanta stampa, tanti soldi in ballo: tanti spesi e tanti guadagnati. Quindi è stato meraviglioso tornare a qualcosa di molto più piccolo, fatto in casa, con un tono completamente diverso. Era come un film horror domestico, e l’abbiamo girato proprio così, con piccole telecamere, videocamere domestiche. Ci siamo presi dei rischi anche sulla qualità visiva, ma l’abbiamo realizzato con un budget davvero ridotto.Questo ci ha dato molta libertà e anche una specie di leggerezza nella responsabilità: potevamo prenderci grandi rischi nella visceralità del film. E poi, sorprendentemente, ha risuonato con il momento storico e con ciò che la gente cercava. Ma non si può mai prevedere. Può anche succedere che un film sia totalmente fuori tempo e nessuno lo vada a vedere. Mi è successo. Film perfettamente dignitosi, ma che non connettono con il pubblico. C’è un vecchio detto: se il pubblico non vuole venire, niente lo fermerà. È verissimo. Ma a volte capita che tocchi qualcosa, ed è successo con 28 giorni dopo. Quindi sono molto grato a quel film”.






