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15 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:51
Nel 2002 Danny Boyle aveva riscritto a modo suo la parabola dell’apocalisse zombie lanciandola come un sasso sulla sua Londra, resa deserta e inquietante. Lui in immagini per la regia, Alex Garland in sceneggiatura. 28 giorni dopo lanciò l’irlandese Cillian Murphy, futuro premio Oscar per Oppenheimer, e impose all’immaginario collettivo una nuova idea di zombie movie dalle corse indiavolate, e soprattutto legata più strettamente a un virus che a una non-morte soprannaturale.
Una specie di rabbia, malattia peraltro metafora tragica di un mondo ipercinetico che ha perso ogni grazia. I giorni diventarono 28 settimane dopo, e poi 28 anni nel sequel del 2025, ai quali oggi si aggiunge un quarto capitolo sempre più truculento, 28 anni dopo – Il Tempio delle Ossa, dove quell’umana grazia tenterà di recuperarla il dottor Kelson, alias Ralph Fiennes. Comparso nel franchise già al capitolo precedente, il suo personaggio cercherà di domare/educare l’alpha, il capobranco degli infetti.








