Milano, 22 agosto 2025 – “Non provo malinconia, ma solo tanta rabbia per questo atto di forza contro un simbolo del pensiero libero che esiste da 50 anni”. Il ricordo di Sandrone Dazieri torna a momenti scolpiti nelle mente come gli incontri con Dario Fo, che portava i suoi spettacoli al Leoncavallo, e alla resistenza sui tetti contro lo sgombero del 1989 dello storico centro sociale, quando fu fermato con altri partecipanti alla rivolta.

Un giovanissimo Matteo Salvini che un giorno ha fatto la sua comparsa, presentandosi come "comunista padano” e ora plaude alla fine di “decenni di illegalità tollerata dalla sinistra”.

Lo scrittore milanese è stato attivista del centro sociale fino al 1994, prima di prendere altre strade che non lo hanno però allontanato da quella scena underground che fa anche da sfondo ad alcuni dei suoi noir.

Il blitz segna la fine di un’era. Che impressione le ha fatto?

"Provo solo tanta rabbia, non solo verso le politiche trumpiane di questo governo ma anche verso l’ignavia del Comune, che finora non è stato in grado di trovare una soluzione. Così Milano è ancora più povera dal punto di vista sociale e culturale. Una città di immobiliaristi e turisti, dove chiudono le librerie e aprono sempre più negozi di mutande, dove si favoriscono i costruttori privati mentre il costo della vita è sempre più alto. Questo non è il modello che vogliamo”.