Avvicinandosi a compiere un triennio di vita è naturale fare un bilancio del governo di Giorgia Meloni, il primo, come si sa, guidato da una donna e insieme dall’esponente di un partito la cui cultura politica non si è mai riconosciuta nell’antifascismo che ha caratterizzato la democrazia italiana postbellica.
Un governo che ha avuto il destino di trovarsi a vivere un singolare contrasto. Da una parte, all’esterno, un ambiente sfavorevole — via via sempre più difficile, punteggiato da forti e crescenti tensioni dello scenario internazionale nonché da evidenti scricchiolii nel quadro delle alleanze dell’Italia con i suoi partner e alleati tradizionali —; e invece dall’altra parte, all’interno, un ambiente più che favorevole caratterizzato da una progressiva evanescenza dell’opposizione, travagliata da una crisi di idee, di programmi e di leadership che in pratica l’hanno resa e continuano a renderla del tutto inoffensiva.






