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Ultimo aggiornamento: 20:28
Un impegno a reagire a sostegno dell’Ucraina in 24 ore in caso di una nuova aggressione russa. È il cuore del trattato multilaterale di natura difensiva, aperto anche a Paesi fuori dalla Nato e senza il cappello dell’Alleanza atlantica, che Giorgia Meloni ha proposto agli Stati Uniti e gli altri partner invitati alla Casa Bianca lunedì con Volodymyr Zelensky. È solo una delle ipotesi su cui si sta ragionando per garantire sicurezza a Kiev. La sua messa a terra non si annuncia semplice, come ammettono fonti italiane.
Il piano, anticipato da Messaggero e Bloomberg, è una versione ‘light’ dell’articolo 5 della Nato, che garantisce la mutua assistenza fra alleati nel caso in cui uno venga attaccato. La strategia punta a smascherare l’eventuale bluff di Mosca. Se non lo accetta, è il ragionamento che si fa in ambienti di governo, ammette implicitamente di non voler rinunciare ad aggredire l’Ucraina. Per questo viene considerato dall’Italia una soluzione più facilmente applicabile rispetto a quella proposta dai volenterosi, Francia e Gran Bretagna in testa, di schierare truppe di deterrenza sul terreno.
La cornice della proposta non si discosta molto dai trattati bilaterali che Volodymyr Zelensky ha siglato con vari Paesi a inizio 2024, quando si puntava a un progressivo avvicinamento di Kiev alla Nato, incluso quello con l’Italia sulla cooperazione di sicurezza, che prevede una “collaborazione immediata e rafforzata”. Ora lo scenario dell’ingresso nell’Alleanza è bloccato dal veto di Mosca e Washington, e si lavora a un salto di qualità. L’idea è quella di prevedere, in caso di nuovo attacco, una consultazione operativa rapida. Se non sono 24 ore, potranno essere 48 o 72. Può derivarne una reazione non necessariamente militare ma anche economica (ad esempio sotto forma di sanzioni) e politica, proporzionale al genere di offensiva russa.













