Alle elementari tutti noi abbiamo imparato la prova del nove per verificare l’esattezza di un’operazione aritmetica. Mi è venuto questo in mente pensando all’ossessione di Trump per il numero 90 che dovrebbe a suo avviso mettere in riga il commercio internazionale.
Il 2 aprile 2025, il giorno della famosa dichiarazione della liberazione con i dazi, Trump aveva promesso 90 accordi (leggi: imposizioni) commerciali con 90 paesi, aprendo di fatto una guerra commerciale con tutti. Promessa solo in parte mantenuta. Alla scadenza del periodo la Ue ha ceduto ma non la Cina, e allora Trump ha concesso al gigante asiatico altri 90 giorni che scadranno a novembre.
Questa strategia per guadagnare tempo potrà funzionare, segno di una consumata astuzia commerciale, oppure è solo un chiaro indicatore della grande debolezza degli Usa, mascherata dai bluff di Trump? Personalmente propendo per questa seconda ipotesi.
Trump ha raddoppiato il tempo delle trattative nei confronti della Cina perché si è reso conto improvvisamente, secondo il suo stile capriccioso, di un fatto abbastanza elementare, che cioè gli Usa hanno più bisogno della Cina che viceversa. Questo ci fa capire quanto strano e indecente sia il capitalismo Usa a livello globale.






