Si muovono tutti, tranne la Russia. Anzi, l’armata putiniana intensifica gli attacchi, in particolare nel nord di Donetsk e lancia un drone che atterra in un campo di mais a 40 chilometri da Varsavia. Nello stesso tempo il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, sembra irridere gli sforzi delle diplomazie occidentali: «Mosca non sarà d’accordo su un meccanismo di garanzia di sicurezza collettiva che non preveda la partecipazione di Russia, Cina, Stati Uniti e Francia. Un buon esempio è la formula emersa nei colloqui di Istanbul, che la Russia aveva accettato». Lavrov dimentica di aggiungere che quella trattativa fallì, tra l’altro, proprio perché i russi volevano che le misure di sicurezza scattassero solo con il consenso di tutti i garanti. Ma l’aggressore di un Paese può essere anche il suo protettore? Le parole di Lavrov hanno smorzato quella corrente di ottimismo alimentata dal vertice collettivo di lunedì 18 agosto alla Casa Bianca.