Dotare gli studi dei medici di famiglia di un dermatoscopio, lo strumento per fare la mappatura dei nei, per permettere ai camici bianchi di realizzare screening sistematici sui loro pazienti, investendo sulla prevenzione e alleggerendo le liste d’attesa. È questa la soluzione individuata da Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), per risolvere alla radice il caso scoppiato tra Regione Veneto e ministero della Salute sulla presunta cancellazione dai Livelli essenziali di assistenza (Lea) della mappatura dei nei, esame fondamentale per la prevenzione dei tumori della pelle.

Dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi dalla segreteria veneta della Fimmg – sul fatto che la mappatura non venisse più coperta dal Servizio sanitario regionale, diventando così disponibile di fatto solo a pagamento -, Scotti fa un po’ di chiarezza a ilfattoquotidiano.it: “Il nuovo nomenclatore, che non ha eliminato l’esame, bensì l’ha incluso nella prima visita dermatologica, è un miglioramento rispetto al passato“, dichiara. “Sia per l’appropriatezza della prestazione, sia per il costo – prosegue -. Accorpando la mappatura alla prima visita dermatologica, infatti, c’è anche un risparmio per le casse del Servizio sanitario”.