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Signora Valeria, avevo qualche dubbio se questo suo spazio fosse il «luogo adatto» per la mia lettera, poi vedendo che lei non tratta solo temi di amore in senso convenzionale ma anche altre cose interessanti, ho pensato di scriverle. Le spiego il mio problema e cerco di farla breve. Mia figlia, adolescente, frequenta una classe multietnica. Io credo che sia una grande ricchezza. In questo modo, infatti, ha occasione di conoscere e frequentare persone di ogni estrazione sociale e provenienza. Di recente, però, mi è capitato di toccare con mano quanto possa essere dura convivere con un «muro» fatto di ignoranza, luoghi comuni e secoli di arretratezza. Premetto che non penso né ho mai pensato che la nostra cultura occidentale sia superiore alle altre. Però, quando ho visto che, dall’oggi al domani, ad una compagna di classe di mia figlia è stato imposto il velo. Non uno di quelli «blandi», ma abbastanza pesante. La ragazza l’ha accettato con qualche difficoltà, però, come le hanno fatto capire, non può discutere, lo deve mettere e basta. Io, quando la vedo a casa mia, vorrei tanto strapparglielo dalla testa e «liberarla» da quel giogo. Però sono certo che le farei più danni che altro. Mi dispiace davvero tanto per quella ragazza, e mi dispiace anche per mia figlia, a cui non so dare una risposta sincera.






