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Gentile Valeria, avevo in mente di scriverle una lettera per parlarle del mio problema quando, per puro caso, vedendo un film di Sorrentino (Parthenope) ho avuto modo di ascoltare una canzone di Riccardo Cocciante che mi ha lasciato di stucco: «Era già tutto previsto / Fino al punto che sapevo / Che oggi tu mi avresti detto / Quelle cose che mi dici / Che non siamo più felici / Che io sono troppo buono / Che per te ci vuole un uomo / Che ti sappia soddisfare...». Insomma, per farla breve, Cocciante 50 anni fa (la canzone è del 1975) aveva descritto alla perfezione quello che è capitato a me e, immagino, anche a molti altri. Ho avuto una bella storia d’amore con una persona davvero speciale, unica per me. Poi però, all’improvviso, è finito tutto. Non sono stato capace di tenerla stretta a me, sono stato troppo poco per lei. E ora, qui, come diceva Cocciante, «mi butto sopra il letto e mi abbraccio il tuo cuscino...». Lei forse mi dirà...«è la classica storia di un amore che si sta spegnendo, con il protagonista che, pur avvertendo il cambiamento nella partner, si illude di poterla riconquistare o di poter cambiare le cose». Tutto già scritto e cantato, nulla di nuovo sotto il sole. Però si sta male da cani. Pensa che sia un esempio, il mio, di immaturità?