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Cara Valeria, siamo una famiglia variopinta, assemblata in modo curioso. Detta così forse sa anche di allegria, invece siamo tutti, chi più chi meno, un grumo di complessi e insicurezza. Mio padre ha avuto noi cinque figli da tre mogli diverse. Siamo tutti cresciuti con le nostre madri, lui ha sempre lavorato molto, ha un’importante impresa edile e sostanzialmente è un uomo d’altri tempi che non si sarebbe mai occupato di pappe, pannolini, scuole: di figli, insomma. Fatto sta che da qualche anno a questa parte lavoriamo tutti nell’azienda di papà. Ognuno ci è arrivato con i suoi tempi, dopo gli studi, i percorsi individuali e soprattutto dopo aver provato a smaltire il rancore che la situazione in famiglia ci ha fatto crescere dentro per molto tempo. Non ci siamo frequentati per tutta l’infanzia e ora ci ritroviamo a lavorare assieme, ognuno con la propria competenza, ma la convivenza non è facile. Anche perché, per quanto adulti, siamo ancora tutti alla ricerca dell’affetto e della preferenza di questo padre ingombrante che è stato assente per gran parte delle nostre vite. E spesso ho la tentazione di sfilarmi da questa gara perenne e di andarmene dall’azienda.